I gatti sono liquidi o solidi? Questa è proprio una domanda da IgNobel, il premio più “temuto” dalla comunità scientifica, conferito ogni anno alle ricerche più “improbabili”. E il premio IgNobel per la fisica, nell’edizione dell’anno appena concluso, è andato proprio allo studio di Marc-Antoine Fardin dell’École Normale Supérieure de Lyonche sulla “fisica dei gatti”. Tutto è nato dalla curiosità di Marc di sapere come i gatti – e ce ne sono a decine sul web – si adattino incredibilmente ad ogni contenitore nel quale si infilano (vasi di ori, scatole di cartone apparentemente grandi la metà del gatto, boccali di birra, lavandini ecc.) esattamente come fa l’acqua in un bicchiere. Sono quindi liquidi? Marc ha usato i principi della “reologia” – un settore della fisica che studia la deformazione della materia, per calcolare i tempi di “rilassamento” del gatto, cioè il tempo che ci vuole perché “prenda la forma” del contenitore. Risposta? Tutto dipende dal tempo. Dai calcoli del fisico francese si ottiene in generale che i gatti sono solidi per tempi di osservazione che oscillano dal secondo al minuto. Superata questa soglia, il comportamento del gatto diviene liquido, e l’animale tende ad assumere la forma del contenitore. Inoltre il gatto in una scatoletta si comporterà come un fluido cercando di riempire tutto lo spazio, ma lo stesso gatto in un contenitore pieno d’acqua cercherà invece di minimizzare il contatto e si comporterà decisamente come un solido! Leggi tutti i premi IgNobel del 2017 su: https://www.wired.it/scienza/ lab/2017/09/15/ignobel-vincitori-2017/